Erode? Un camorrista. Erodiade? Un'annoiata borghese. Salomè? Adolescente inquieta. e Giovanni?
Elio Germano in versione rasta. Bizzarra la galleria di personaggi che compone
Chiamami Salomè, il film che
Claudio Sestieri (
Infiltrato, 1996) ha tratto dalla celebre pièce di
Oscar Wilde, e che due anni dopo la sua realizzazione vede la luce nelle sale italiane il 9 maggio con distribuzione Mediaplex. "Siamo tra i film rimasti bloccati dal taglio del Fondo unico per lo spettacolo alla produzione, che ci ha più che dimezzato il budget e dei contributi alla distribuzione", lamenta il regista. Che ha deciso di lavorare sulla Salomè di Wilde perché "solo i classici hanno la capacità intrinseca di essere rivissuti in qualunque epoca". Più di due terzi dei dialoghi sono quelli originali della pièce, ma l'operazione procede poi sulla falsariga di quelle già portare avanti da
Baz Luhrmann con
Romeo + Juliet o il
Titus di
Julie Taymor. Vari i ribaltamenti le citazioni citazioni hippie alla
Jesus Christ Superstar. Lo script riambienta le vicende della famigerata Salomè ai giorni nostri (le scenografie sono di
Antonello Geleng e Mario Fontana, i costumi di
Lia Morandini e
Stefania Svizzeretto), durante un rave party tra criminali organizzato all'interno di una fabbrica dismessa. Una scelta motivata dal fatto che l'ambiente criminale è oggi "l'unico contesto possibile per la decapitazione di una persona", dice Sestieri. Sull'attualità della storia poi, Sestieri non ha dubbi: "Nella Salomè ci sono tanti temi che possono benissimo essere riferiti all’oggi come il rapporto con il potere e lo scontro tra maschile e femminile". Oltre ad Elio Germano, il cast comprende
Ernesto Mahieux (Erode),
Caterina Vertova (Erodiade) e
Carolina Felline (Salomè). Nel film, la serata di festeggiamenti e sangue di cui diventa protagonista Salomè si svolge tra i ferali presagi di Erode, boss ormai stanco, l’angoscia di Erodiade, dissoluta e disperata moglie del capo mandamento, e le continue urla e invettive di Giovanni (Germano), il figlio sequestrato di un palazzinaro, preso da furore mistico durante la prigionia. Per Mahieux, un punto di riferimento è stata la sceneggiata, che io ho fatto con un maestro come
Mario Merola. Il mio Erode che ricorda molto certi personaggi di quelle storie".