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Il regista Giuliano Montaldo

21 aprile 2008

I demoni di Montaldo

a cura di Cinematografo.it

"Spero che il film invogli i giovani a leggere Dostojevskij", dice il regista. Che torna al cinema da San Pietroburgo

A quasi vent'anni da Tempo di uccidere, torna dietro la macchina da presa Giuliano Montaldo. Il nuovo film racconta cinque giorni nella vita di Dostoejvskij, alle prese con un romanzo da finire e (soprattutto) un attentato da sventare: s'intitola I demoni di San Pietroburgo, e nasce da un vecchio progetto pensato da Andrei Konchalovsky, ma mai realizzato. L'ha prodotto - con un budget di 5mln di euro - Jean Vigo Italia insieme a Rai Cinema, e sarà in sala il 24 aprile prossimo con 01distribution, in 100 copie. "È stata una bella battaglia, ma combattuta con allegria", spiega l'autore di Tiro al piccione e L'Agnese va a morire: "Girarlo, per di più in otto settimane, sarebbe stato impossibile senza i molti amici che hanno creduto nel progetto". Difficoltà soprattutto climatiche, con una Russia insolitamente assolata che mal si prestava alle atmosfere volute da Montaldo: "Dovevamo alzarci all'una di notte per esser pronti a girare alle quattro di mattina. Ma si sa, l'unico vero co-produttore che non si può avere dalla propria parte è il buon Dio: ha altro a cui pensare". Chi non pensava ad altro è il direttore della fotografia, Arnaldo Catinari: "È un grandissimo, al pari dei nomi con cui ho lavorato in passato: da Storaro a Di Palma a Nannuzzi". È anche merito suo, e dei tanti tecnici di prestigio coinvolti (dalla costumista Elisabetta Montaldo allo scenografo Francesco Frigeri), se I demoni di San Pietroburgo "invoglierà i giovani, uscendo dal cinema, a leggere Dostojevskij". D'altronde il cinema è come la lirica: "Se funziona lo spartito, se attori e musicisti sono bravi, allora il direttore d'orchestra alza la bacchetta e tutto funziona". Montaldo lo sa bene: dopo la delusione di Tempo di uccidere ("volevo girarlo in Etiopia, ho dovuto ripiegare sullo Zimbabwe: come girare I demoni a Marrakech") si è dedicato alla regia d'opera. "Mi sono messo al servizio di Mozart e Puccini, all'Arena di Verona. Però mi svegliavo di notte urlando 'Ciak, Azione!', così mia moglie Vera mi ha chiesto di tornare sul set, non riusciva a dormire". Interpretato da Miki Manojlovic e Roberto Herlitzka, oltre che da un cast di giovani promesse del teatro e del cinema italiano (da Filippo Timi a Carolina Crescentini ad Anita Caprioli), I demoni di San Pietroburgo è "il film in cui esprimo la mia intolleranza per la violenza, e per coloro che pensano si possa cambiare il corso della storia con le bombe. Io sono contro il crimine, soprattutto quando si nasconde dietro falsi ideali: non come quelli del '45, quando si sognava un mondo pieno di speranze e d'ottimismo. Oggi quell'ottimismo me l'hanno rubato, e sono i ladri più pericolosi". Ma la sceneggiatura è anche un'opera sulla sofferenza dell'intellettuale, condizione che Montaldo conosce non solo per sentito dire: "Non è mai stato facile produrre i miei film, quando ho proposto Sacco e Vanzetti ai produttori credevano si trattasse di un film sull’import-export. Però mi consola che oggi passino soltanto a tarda notte: li vede solo il mio garagista, ma almeno non vengono interrotti dalla pubblicità dei dieci rotoli di morbidezza".Foto Pietro Coccia

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